1975 A/traverso

Nel maggio del 1975 esce il primo numero di A/traverso, foglio di agitazione non periodico. All’inizio si trattava di una fanzine composta con una macchina da scrivere lettera 22, i titoli composti con dei caratteri strappati dalla stampa quotidiana. La testata, realizzata da Claudio Cappi può essere considerata come il primo esempio di grafica punk italiana.

Il primo numero si apre con il titolo “piccolo gruppo in moltiplicazione”. L’intenzione dichiarata è quella di liberarsi dal modello leninista dell’organizzazione come avanguardia politica, e di partire invece dalla collettivizzazione della vita quotidiana, dalla proliferazione di esperienze micropolitiche di autorganizzazione.

L’articolo di apertura si presenta come il manifesto di un movimento che non si riconosce più nelle categorie sacrificali della politica, e punta ad esaltare le energie desideranti che emergono dalla vita quotidiana:

“Il soggetto di movimento sta altrove: si disloca in uno spazio oggi difficilmente definibile, impossibile da ridurre entro le categorie muffite dell’istituzione. Sta altrove, sfrangiato e dissoluto. Il movimento è andato molto più avanti della politica: si colloca in una dimensione che è quella dell’estraneità radicale. Con questo stato non mette conto di scontrarsi: è troppo misera la sfera della politica istituzionale, dello scontro con questo stato a fronte della ricchezza sviluppata dal soggetto in movimento.

Dissolutezza sfrenatezza festa.

Questo è il livello su cui si è attestato il comportamento dei giovani degli operai degli studenti delle donne. E se per il potere questa non è politica, sarà la nostra politica, o la chiameremo in un altro modo.
Appropriazione e liberazione del corpo, trasformazione dei rapporti interpersonali sono il modo in cui oggi ricostruiamo un progetto contro il lavoro di fabbrica, contro qualsiasi ordine fondato sulla prestazione e sullo sfruttamento.”

Il concetto di classe viene ripensato a partire dalla molteplicità irriducibile delle pratiche esistenziali: la droga, la sessualità irregolare, l’assenteismo sul lavoro producono una continua ricomposizione degli orizzonti soggettivi di autonomia.

Fin dai primi numeri A/traverso apre una riflessione sulla scrittura come pratica collettiva di enunciazione desiderante. Il desiderio si manifesta nel testo in forma di delirio. I riferimenti letterari sono il futurismo di Majakovski, e lo spirito dadaista rivisitato.

Negli anni successivi Maurizio Calvesi parlerà di “avanguardia di massa” per intendere la fusione tra sperimentazione avanguardistica e dimensione sociale massificata. Anche Umberto Eco, parlando nel 1977 dell’italo-indiano come nuova lingua, vede nel linguaggio trasversale un effetto dell’ingresso dei mass media nel campo della sperimentazione linguistica.

L’ironia, come sospensione del senso comune, è il registro che dal foglio filtra nel movimento bolognese e romano, e trova nelle prime emittenti radiofoniche (Radio Alice, Radio blu, radio rosa giovanna) il veicolo d’elezione.

La proletarizzazione del lavoro intellettuale diviene poi uno dei temi dominanti della riflessione del foglio che tra il ’75 e il ’77 esce con una periodicità approssimativamente mensile.

Nel marzo del ’77 il gruppo redazionale di A/traverso, insieme al gruppo redazionale di ZUT (un analogo giornale che usciva a Roma) danno vita al foglio Finalmente il cielo è caduto sulla terra: La rivoluzione. Ne escono quattro numeri, fin quando la repressione provoca la dispersione del gruppo dei poeti-agitatori.

Ma A/traverso riprende le pubblicazioni già durante l’estate con il numero La rivoluzione è finita abbiamo vinto che precede il convegno di settembre contro la repressione.

Nel ’78 A/traverso registra il cambiamento del clima culturale e della fase politica. I toni della rivista si fanno cupi, e i numeri che escono, sempre più saltuariamente tra il ’78 e l’81 sono carichi di presagi della devastazione che la controffensiva capitalistica porta con sé. Il presagio di un riemergere del fantasma della guerra e di un fascismo tecnologico sarà al centro del penultimo numero che nel giugno del 1981 viene dedicato alla traversata del deserto con queste parole:

“Il tempo del dopo è cominciato. Esso si presenta come un deserto di cui non vediamo la fine. La sconfitta che il movimento di liberazione oggi conosce non è il prodotto della repressione. Il movimento non può essere sconfitto dalla repressione ma solo dalla sua incapacità di comprendere le nuove forme del reale, il mondo delle nuove forme di vita, dei nuovi scenari dell’immaginario.

Due atteggiamenti vanno spazzati via: quello di chi resiste, di chi difende i valori del movimento passato, le forme di vita e di lotta che la ristrutturazione produttiva ha reso vane. E quello di chi accetta tutto con la scusa elegante del cinismo.”

At Radio alice At Majak At il desiderio At dal Lirico AT Angoscia impotenza WOW n2 77_grafiche

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