Codice e Futuro

[español]

La questione del codice è la questione del rapporto tra linguaggio ed evento. L’evento è cancellato come presente e trasformato in futuro prevedibile, non evento. Il codice ci parla in quanto contiene il futuro cui non possiamo sfuggire. Il codice e le interfacce. Le interfacce riducono la complessità del codice, ma il codice a sua volta riduce la complessità dell’evento trasformandolo in automatismo.

Noi viviamo dunque nel codice, oppure sfuggiamo al codice. O cerchiamo di sfuggirgli.

Prescrizioni, profezie, ingiunzioni sono modalità dell’iscrizione del futuro nel linguaggio e soprattutto sono modi per produrre il futuro attraverso il linguaggio. Come le prescrizioni le profezie e le ingiunzioni il codice ha anche il potere di iscrivere il futuro, formattando le relazioni linguistiche e lo sviluppo pragmatico dei segni algoritmici. Il codice modella il futuro dal momento che il futuro è iscritto nel codice. In effetti l’implementazione del codice mette in forma il nostro ambiente, il nostro comportamento. Il codice prescrive quel che faremo alla macchina e quel che la macchina farà a noi. Il codice finanziario, per esempio scatena una serie di automatismi linguistici che sono in grado di modellare l’attività sociale, i modelli di consumo e gli stili di vita. Gli algoritmi sono combinazioni numeriche che iscrivono funzioni operative, formattando e modellano gli sviluppi reali del mondo umano.

Ma gli effetti pragmatici del codice non hanno carattere deterministico dal momento che il codice è il prodotto della codificazione (o scrittura codificante), per cui il codice è dipendente da processi di tipo sociale, culturale, politico emozionale.

Hacking, free software, Wikileaks, così possiamo chiamare le linee di fuga dal determinismo del codice.

La pragmatica del codice apre la porta a un flusso di questioni urgenti che vengono direttamente dal campo degli eventi storici attuali. Pensiamo alla crisi finanziaria e ai tremendi effetti che essa provoca: se vogliamo capire qualcosa di questa crisi dobbiamo concentrarci sulla pragmatica del codice. Linguaggio e denaro modellano il nostro futuro in molti modi. Come la profezia.

La profezia è una predizione che può agire sullo sviluppo del futuro grazie agli effetti della persuasione, dell’emozione, dell’influenza che possiamo esercitare su chi ci ascolta. Grazie agli effetti sociali suscitati dalle reazioni psicologiche al linguaggio, la profezia può agire in modo tale da auto-avverarsi. L’economia finanziari è un campo di profezie che si autorealizzano. Quando le agenzie di rating degradano una azienda o un’economia nazionale quel che stanno facendo è una predizione relativa alle performances future di quell’azienda, o di quella nazione. Ma questa predizione influenza pesantemente gli attori del gioco economico, al punto che la degradazione produce una effettiva perdita di affidabilità e una effettiva perdita di valore economico. In questo modo l a profezia si realizza. Come possiamo sfuggire agli effetti di una profezia? Come possiamo sfuggire agli effetti del codice? Naturalmente questi sono due problemi differenti, ma hanno molto in comune.

I limiti del linguaggio

Paolo Virno (E così via, all’infinito, 2010) torna sulla questione dei limiti del linguaggio. Rileggendo l’affermazione di Wittgenstein secondo cui i limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo, Virno cerca una maniera per sfuggire agli effetti deterministici delle limitazioni implicite nel linguaggio. L’eccesso linguistico, in particolare la poesia l’arte e il desiderio sono condizioni per superare e spostare i limiti che la pratica linguistica presuppone.

Nella prefazione al Tractatus (1922) Wittgenstein scrive: “dovremmo pensare entrambi i lati del limite (quindi dovremmo essere capaci di pensare quel che non può essere pensato).” e scrive anche: “I limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo. La logica pervade il mondo. I limiti del mondo sono anche i suoi limiti, quindi non possiamo dire in termini logici: il mondo ha questo e questo ma non quello. Perché questo presupporrebbe che escludiamo certe possibilità e questo non è possibile dato che questo implicherebbe che la logica possa andare oltre i limiti del mondo. Dato che solo in quel modo potremmo vedere quei limiti anche dall’altro lato. Non possiamo pensare quel che non possiamo pensare: quindi non possiamo pensare quel che non possiamo dire.”

E alla fine scrive:

“Il soggetto non appartiene al mondo, ma piuttosto è un limite del mondo.”

Quando Wittgenstein dice che i limiti del linguaggio sono i limiti del mondo dovremmo leggere questa affermazione in due modi differenti. Prima di tutto egli dice: quel che non possiamo dire non lo possiamo fare, non possiamo esperirlo non possiamo viverlo, dato che solo nella sfera del linguaggio possiamo interagire con la realtà dell’Essere. Ma al tempo stesso egli dice che dato che il mondo è quel che si trova entro i limiti del nostro linguaggio allora al di là dei limiti del linguaggio si trova quel che saremo capaci di vivere e di esperire quando il nostro linguaggio sarà capace di elaborare quella sfera dell’Essere che si trova al di là del limite presente. E in effetti egli scrive: “Il soggetto non appartiene al mondo ma è il limite del mondo.”

La potenza e l’estensione del linguaggio dipendono dalla coerenza del soggetto, della sua visione e della sua situazione.

E l’estensione del mio mondo dipende dalla potenza del mio linguaggio.

Il processo dell’andare oltre i limiti del mondo è quel che Guattari chiama “chaosmosis”. Guattari si riferisce a questo andare oltre in termini di ri-semiotizzazione. Per esempio la ridefinizione del limite semiotico che è anche il limite dell’esperienza del mondo. Gli scienziati chiamano questo effetto di morfogenesi autoptica “emergenza”: una nuova forma viene fuori e prende forma quando le condizioni logico-linguistiche rendono possibile vederla e nominarla.
Cerchiamo di capire la nostra presente situazione da questo punto di vista.

Il capitalismo finanziario digitale ha creato una reale chiusa che non si può superare con le tecniche della politiche, dell’azione volontaria organizzata.

Solo un atto di linguaggio che sfugga agli automatismi tecnici del capitalismo finanziario renderà possibile l’emergenza di una nuova forma di vita. La nuova forma di vita sarà il corpo sociale desiderante dell’intelletto generale, i corpo di cui l’intelletto generale è privato, nelle condizioni presenti della dittatura finanziaria. Solo la riattivazione del corpo del general intellect, la finitudine organica esistenziale ostrica che porta in sé la potenza dell’intelletto generale, sarà in grado di immaginare nuove infinità. Solo nell’intersezione del finito e dell’infinito, solo nel punto di contrattazione tra complessità e caos sarà possibile liberare livelli di complessità più alta di quella che il capitalismo finanziario è in grado di controllare e di elaborare.

Il linguaggio è una potenza infinita, ma l’esecuzione del linguaggio si svolge in condizioni finite della storia e dell’esistenza. Grazie alla definizione di un limite il mondo viene ad esistere come mondo di linguaggio. La grammatica, la logica, l’etica sono tutte fondate sull’istituzione di un limite. Il codice è un esercizio limitato di linguaggio e al tempo stesso è l’istituzione di un limite produttivo e performante. I limiti possono essere produttivi, ma al di fuori di questo spazio limitato le possibilità infinite del linguaggio permangono incommensurabili.

Codice e poesia

Il codice implica l’esattezza sintattica dei segni linguistici: la connessione. La compatibilità e la consistenza e l’esattezza sintattica sono e condizioni della funzionalità operativa del codice. Il codice proprietario è linguaggio in debito. Solo esigendo la necessaria coerenza sintattica il linguaggio può svolgere le sue funzioni connettive. L’eccesso è la rimessa in questione dell’infinità del linguaggio, la crisi del sistema di coerenza, la riapertura dell’orizzonte di possibilità. L’eccesso gioca il gioco della congiunzione (corpi rotondi che cercano il significato al di fuori dell’esattezza sintattica), non il gioco pre-formattato della connessione segmentale.

La poesia è la riapertura dell’indefinito, l’ironico atto di eccedere il significato stabilito delle parole. In ogni sfera dell’azione umana la grammatica è l’istituzione dei limiti che definiscono uno spazio di comunicazione L’economia è oggi la grammatica universale che attraversa i diversi livelli dell’attività umana. Anche il linguaggio è definito e limitato dalla sua scambiabilità economica: riduzione del linguaggio a informazione, e incorporazione di automatismi tecno-linguistici nel processo di enunciazione sociale.

Eppure, mentre la comunicazione sociale è un processo limitato, il linguaggio è invece illimitato: la sua potenzialità non è limitata ai limiti del significato. La poesia è l’eccesso del linguaggio, è significante districato dai limiti del significato. L’ironia, la forma etica del potere eccedente del linguaggio è il gioco infinito che le parole giocano per creare e per sfuggire e per spiazzare il significato. I movimenti sociali, alla fine del gioco, si possono vedere come atti ironici di linguaggio come insolvenza semiotica, come districazione del linguaggio, del comportamento e dell’azione dai limiti del debito simbolico.


Código y futuro

La cuestión del código es la cuestión de la relación entre lenguaje y suceso. El suceso es cancelado como presente y transformado en futuro previsible: no-suceso. El código nos habla en la medida en que contiene aquél futuro del cual no podemos huir. El código y las interfaces. Las interfaces reducen la complejidad del código, pero el código, a su vez, reduce la complejidad del suceso convirtiéndolo en automatismo.

Nosotros vivimos, pues, en el código, o huimos de él. O, más bien, intentamos huir.

Prescripciones, profecías y mandatos son distintas modalidades según las que el futuro se inscribe en el lenguaje y son, sobre todo, modos para producir futuro a través del lenguaje. Así como las prescripciones, las profecías y los mandatos, el código también tiene el poder de inscribir el futuro, formateando las relaciones lingüísticas y el desarrollo pragmático de los signos algorítimicos. El código modela el futuro desde el momento en el que el futuro es inscrito en el código. En efecto, la implementación del código da forma a nuestro entorno, nuestro comportamiento. El código prescribe aquello que haremos a la máquina, y aquello que la máquina hará en nosotros. El código financiero, por ejemplo, desencadena una serie de automatismos lingüísticos capaces de modelar la actividad social, los modos de consumo y los estilos de vida. Los algoritmos son combinaciones numéricas que inscriben funciones operativas, formateando y modelando el devenir real del mundo humano.

Sin embargo, los efectos pragmáticos del código no necesariamente tienen un carácter determinista si consideramos que el código es producto de la codificación (o escritura codificante) y, por lo tanto, depende de procesos de tipo social, cultural, político o emocional.

Hacking, software libre, Wikileaks: así podemos nombrar a las líneas de fuga del determinismo del código.

La pragmática del código abre la puerta a un flujo de cuestiones urgentes que surgen directamente del campo de los eventos históricos actuales. Pensamos en la crisis financiera y los tremendos efectos que ésta provoca: si deseamos entender su naturaleza, debemos concentrarnos en la pragmática del código. Lenguaje y dinero modelan nuestro futuro de múltiples maneras. Como una profecía.

La profecía es una predicción que puede actuar sobre el devenir futuro gracias a los efectos de la persuasión, la emoción, la influencia ejercida en aquellos que la escuchan. Debido a los efectos sociales suscitados por las reacciones psicológicas al lenguaje, la profecía puede actuar de tal forma que se cumpla a sí misma. La economía financiera es un campo de profecías que se cumplen a sí mismas. Cuando las agencias de rating degradan a una empresa o a una economía nacional, lo que hacen en realidad es una predicción relativa al desempeño futuro de dicha empresa o nación. Sin embargo, esta predicción tiene una pesada influencia sobre los actores del juego económico, hasta el punto de que la degradación produce una pérdida efectiva de confiabilidad y valor económico. La profecía se realiza de esta forma. ¿Cómo podemos huir de los efectos de una profecía? ¿Cómo podemos huir de los efectos del código? Naturalmente, se trata de dos problemas distintos que, no obstante, tienen mucho en común.

Los límites del lenguaje

Paolo Virno (E così via, all’infinito, 2010) vuelve sobre la cuestión de los límites del lenguaje. En su relectura de la afirmación de Wittgenstein, según la cual los límites de mi lenguaje son los límites de mi mundo, Virno busca una forma de huir de los efectos deterministas de las limitaciones implícitas en el lenguaje. El exceso lingüístico, particularmente la poesía, el arte y el deseo, son condiciones desde las que es posible superar y desplazar los límites que la práctica lingüística presupone.

 En el prólogo al Tractatus (1922), Wittgenstein escribió: “tendremos que pensar ambos lados del límite (y, por lo tanto, tendremos que ser capaces de pensar aquello que no puede ser pensado).” y escribió también: “Los límites de mi lenguaje son los límites de mi mundo. La lógica penetra el mundo. Los límites del mundo son también sus límites, y por ello no podemos decir en términos de la lógica: el mundo tiene esto pero no aquello. Porque esto implicaría que estamos excluyendo ciertas posibilidades, y ello no es posible dado que implicaría, a su vez, que la lógica puede ir más allá de los límites del mundo. Dado que solamente de esa forma podríamos ver aquellos límites desde el otro lado. No podemos pensar aquello que no podemos pensar: por lo tanto, no podemos pensar aquello que no podemos decir.”

Y, finalmente, escribió:

“El sujeto no pertenece al mundo; es, más bien, un límite del mundo.”

Cuando Wittgenstein dice que los límites del lenguaje son los límites del mundo, deberíamos leer su afirmación de dos formas distintas. En primer lugar, él dice: no podemos hacer lo que no podemos decir, no podemos experimentarlo, no podemos vivirlo ya que solamente podemos interactuar con la realidad del Ser desde dentro de la esfera del lenguaje. Pero al mismo tiempo dice que, puesto que el mundo es aquello que se encuentra dentro de los límites de nuestro lenguaje, entonces aquello que seremos capaces de vivir y experimentar cuando nuestro lenguaje pueda elaborar la esfera del Ser que se encuentra más allá del límite del presente, está más allá de los límites del lenguaje. Y, en efecto, escribe: “el sujeto no pertenece al mundo, sino que es el límite del mundo.”

La potencia y la extensión del lenguaje dependen de la coherencia del sujeto, de su visión y su situación.

Y la extensión de mi mundo depende de la potencia de mi lenguaje.

El proceso de ir más allá de los límites del mundo es aquello a lo que Guattari llama “caósmosis”. Guattari se refiere a este ir más allá en términos de resemiotización. Por ejemplo la redefinición del límite semiótico que es también el límite de la experiencia del mundo. Los científicos llaman “emergencia” a este efecto de morfogénesis autóptica: una nueva forma surge y se forma cuando las condiciones lógico-lingüísticas hacen posible verla y nombrarla. Intentemos entender nuestra situación presente desde este punto de vista.

El capitalismo financiero digital ha creado una realidad cerrada que no puede ser superada con las técnicas de la política o la acción voluntaria organizada.

Solamente un acto de lenguaje que escape de los automatismos técnicos del capitalismo financiero hará posible la emergencia de una nueva forma de vida. Esa nueva forma de vida será el cuerpo social deseante del intelecto general, precisamente el cuerpo del que el intelecto social carece actualmente, bajo las condiciones de la dictadura financiera. Solamente la reactivación del cuerpo del intelecto general: la finitud orgánica existencial que, de forma latente, carga dentro de sí la potencia del intelecto general, hará posible imaginar nuevas infinitudes. Solamente en la intersección de finito e infinito, solamente en el punto de coincidencia entre complejidad y caos, será posible liberar niveles más altos de complejidad que aquellos que el capitalismo financiero elabora y controla.

El lenguaje es una potencia infinita, pero la ejecución del lenguaje tiene lugar bajo las condiciones finitas de la historia y la existencia. Gracias a la definición de un límite, el mundo puede existir como un mundo de lenguaje. La gramática, la lógica, la ética: todas están fundadas sobre la institución de un límite. El código es un ejercicio limitado de lenguaje pero, al mismo tiempo, es la institución de un límite productivo y actuante. Los límites pueden ser productivos, pero en el afuera de este espacio limitado las posibilidades infinitas del lenguaje permanecen inconmensurables.

Código y poesía

El código implica la exactitud sintáctica de los signos lingüísticos: la conexión. La compatibilidad, la consistencia y la exactitud sintáctica son condiciones de la funcionalidad operativa del código. El código propietario es lenguaje endeudado. Solamente exigiendo una coherencia sintáctica necesaria, el lenguaje puede desplegar sus funciones conectivas. Sin embargo, el exceso vuelve a poner en cuestión de la infinitud del lenguaje, la crisis del sistema de coherencia, la reapertura del horizonte de posibilidades. El exceso juega el juego de la conjunción (cuerpos redondos que buscan significados fuera de la exactitud sintáctica), y no el juego preformateado de la conexión de segmentos.

La poesía es la reapertura de lo indefinido, el acto irónico de exceder el significado establecido de las palabras. En toda esfera de la acción humana, la gramática es la institución de los límites que definen un espacio de comunicación. La economía es hoy la gramática universal que atraviesa los distintos niveles de la actividad humana. Incluso el lenguaje está limitado por su intercambiabilidad económica: reducción del lenguaje a información, e incorporación de automatismos tecnolingüísticos en los procesos sociales de enunciación.

Y, sin embargo, mientras que la comunicación social es un proceso limitado, el lenguaje es, por el contrario, ilimitado: su potencialidad no está limitada por los límites del significado. La poesía es el exceso del lenguaje, es el significante desenredado de los límites del significado. La ironía, la forma ética del poder excedente del lenguaje, es el juego infinito que las palabras juegan para crear, para huir y para desplazar el significado. Al final del juego, los movimientos sociales pueden verse como actos irónicos de lenguaje, como insolvencia semiótica, como movimientos que buscan desenredar el lenguaje, los comportamientos y las acciones de los límites de la deuda simbólica.

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